Metodo Anti-Cyberbullismo

INCONTRI PER GENITORI  DI ASSOCIAZIONE “FAMIGLIE IN RETE”  2015

 RELAZIONE SINTETICA DELL'INCONTRO


METODO ANTI-CYBERBULLISMO

 

Relatrice Dott.ssa Claudia Sposini

10 marzo 2015

                                         

In questo approfondimento cercheremo di capire i risvolti negativi, assimilabili al bullismo, delle attività che vengono svolte in rete. Come ben sappiamo l'esigenza primaria degli adolescenti è quella di essere riconosciuti e “visti” dal gruppo dei pari. E' un esigenza sacrosanta che però può portare con sé dei pericoli. Se un tempo il rischio era la partecipazione al branco e al bullismo che si esprimeva con violenze o vessazioni fisiche , ora la presenza di strumenti di comunicazione evoluti ha portato con se nuove insidie. Da sempre , inoltre i ragazzi devono acquisire il senso del limite, che , in adolescenza cercano di trovare attraverso azioni di trasgressione che chiedono una presenza sicura e autorevole degli adulti che questi limiti li pongano e li facciano rispettare. Gli adolescenti, per definizione sono persone in formazione, che non hanno cioè ancora una struttura psicologica formata e quindi sono vulnerabili , facilmente manipolabili o influenzabili .

Tutti i ragazzi sono a rischio, come persecutori o come vittime.

Il  fenomeno del Cyberbullismo è recente, dovuto all'evoluzione delle tecnologie . Si è fatto strada un termine che ben esprime il carattere subdolo del fenomeno: si parla di “HAPPY SHAPPY” o schiaffo allegro. E' una forma di violenza fatta via web che riguarda sia maschi che femmine e viene definita “ allegra” in quanto chi la compie non si rende conto del danno che provoca in chi la riceve.

La caratteristica “virtuale” delle attività in rete permette di assumere identità fasulle che possono mascherare molti pericoli; nascondono infatti i responsabili delle azioni ma possono anche mascherare atteggiamenti illeciti come l' addescamento on-line di pedofili che costruiscono profili fasulli  “innocui” fingendosi coetanei per superare le difese dei ragazzi rispetto al fenomeno.

In particolare questa attività fa parte di CYBERCRIME.

 

Il luogo dove si innescano i fenomeni che poi sfociano in rete è principalmente la scuola ma poi , a differenza del fenomeno del bullismo “classico”, tale violenza prosegue anche al di fuori ed è prolungata nel tempo, ventiquattro ore su ventiquattro. Se pensiamo infatti che i ragazzi hanno con se e utilizzano il cellulare in ogni momento è facile comprendere che tale fenomeno non si arresta mai. E' dunque costante nel tempo e anche nello spazio dato che ciò che viene postato in rete rimane per sempre  ed è visibile a tutti con un effetto moltiplicatore che non dà tregua alle vittime.

E' un mondo sommerso di cui spesso sono protagonisti  anche ragazzi insospettabili che , concretamente, non “fanno nulla” e che , quindi, lascia increduli i genitori di questi “figli perfetti”.

La prima forma di violenza riguarda la  REPUTAZIONE DIGITALE; si denigrano le persone divulgando fatti personali, reali o fasulli, compreso materiale compromettente dal punto di vista sessuale. Il fenomeno è grave anche perchè il materiale è facilmente reperibile anche a distanza di anni  e , come è facile immaginare,  può avere risvolti molto negativi quando si tratterà di entrare nel mondo del lavoro. Gli uffici di ricerca del personale , infatti, prima ancora del curriculum vitae ,  vanno a cercare informazioni in internet sui candidati.

 

E' da segnalare quindi la necessità di controllare i gruppi di what's app , che come ogni  gruppo, possono diventare “branco” che prende di mira qualche persona.

 

Le conseguenze degli atti di cyberbullismo possono essere varie ; è necessario prestare attenzione al cambiamento dei comportamenti dei ragazzi per agire in tempo.

I risvolti psicologici possono essere ansia, apparentemente ingiustificata, attacchi di panico, agitazione, fino alla depressione , all'isolamento sociale e all'abbandono scolastico.

Nei casi più gravi possono portare anche al suicidio, come ci ricorda il caso di AmandaTods, le cui vicende personali sono finite su youtube, e  non le hanno più dato scampo, rendendo inutile anche il cambio della scuola,  e della residenza. Come si vede il fenomeno, se sottovalutato , può divenire una vera emergenza sociale.

L'ansia da reputazione digitale può portare anche alla “Sindrome di Kikomori”, che riunisce diversi disturbi psicologici come  dipendenza da internet,  disturbi alimentari, disturbi del sonno o  cuting ( autolesionismo).

 

COME PREVENIRE?

Sappiamo che i ragazzi sono “nativi digitali”, quindi molto più competenti dal punt di vista informatico ,dei loro genitori.

-        E' importante però che anche i genitori acquisiscano delle competenze informatiche perchè dire  “Mio figlio è tranquillo, pensa solo a studiare, infatti è sempre in camera sua  che lavora al pc” è pura illusione. Non è necessario vietare, che porterebbe all'effetto contrario, ma il controllo è comunque sempre un dovere dei genitori di figli minorenni.

-        E' altrettanto importante mantenere un dialogo aperto con i ragazzi, e trovare il modo di divenire amici di facebook,  per monitorare la situazione, senza diventare impiccioni o oppressivi ; i ragazzi hanno comunque bisogno dei loro spazi.

-        Ulilizzare password diverse per ogni account, per evitare che qualcun'altro entri nel profilo; devono essere  sufficientemente complicate ( devono contenere caratteri alfanumerici e anche segni di punteggiatura)

-        Evitare di lasciare il PC in cameretta: meglio in una stanza centrale di casa dove può essere tenuto maggiormente sotto controllo, e dove si può impedirne l'uso a qualsiasi ora del giorno, o della notte.

-        Installare il PARENTALCONTROLL , un software che permetta una navigazione sicura .

-        Promuovere una cultura digitale fin  dalle scuole primarie,  non solo per gli alunni ma anche per i docenti  e magari  per i genitori, non solo sulle tecniche , ma anche sugli strumenti di controllo e sicurezza,  nonché sulle responsabilità legali.

-        Le scuole , sotto la spinta dei genitori , dovrebbero richiedere l'inserimento, nel patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia, di attività di sensibilizzazione ai valori civili del RISPETTO dell'altro e dello sviluppo di ATTEGGIAMENTI DI EMPATIA tra le persone.

-        Rimane comunque il principio cardine che è il RUOLO EDUCATIVO dei genitori.  

Lo stile genitoriale è infatti l'aspetto fondamentale in ogni momento della crescita, anche per cogliere i segnali di disagio dei ragazzi. Uno stile che deve essere caratterizzato da autorevolezza, che viene dalla coerenza del genitore e dalla stima che questa  suscita nel figlio.

-        I genitori autorevoli devono assumersi il compito di dare le regole e farle rispettare, togliendo anche  i privilegio dell'uso del web  e/o del cellulare se non rispettate, devono dire NO con empatia, ma ciò non basta.

-         Prima di tutto genitori ed educatori  devono essere attenti e prendersi cura dei bisogni emotivi e relazionali dei ragazzi, unica vera arma contro il cyberbullismo.

 La confidenza  e la riflessione sulle conseguenze delle azioni proprie e altrui è importante anche per  superare il silenzio delle vittime, che crea gravi problemi psicologici.

 

NON SOTTOVALUTARE IL BULLISMO

 Nella legislazione attuale il cyberbullismo non è un reato specifico, ma rientrano nella sfera dei reati alcuni aspetti; la diffusione dei dati personali , la violazione della privacy, la persecuzione o stalking, l'hatespeach ( odio razziale) e il bullismo misto (virtuale in web e reale).

Ciò che accomuna le azioni classificate come cyberbullismo è l'assenza di empatia del persecutore verso la vittima, l'HAPPYSHAPPY  appunto; facilitato dal fatto che sono azioni “virtuali” in cui il persecutore  non vede le emozioni e  la sofferenza che l' azione provoca nella vittima.

Questo aspetto non deve essere sottovalutato; l'assenza di empatia, ma anche l'aver subito tali violenze in giovane età , se non superate , può portare negli  adulti a patologie antisociali, in una dinamica in cui la  Vittima ( da bambino) diventa Carnefice a sua volta ( da adulto).

E' necessario  però agire anche ad ampio spettro.

La scuola è l'ambiente dove i giovani sperimentano la vita sociale e la vera integrazione e qui devono anche impararne le regole; il rispetto per le persone, l'empatia, il rispetto delle regole.

E' necessario agire sulla qualità degli insegnanti, spesso vittime di burn out, demotivati e spesso desautorati nel loro compito educativo dalle famiglie stesse,  che spesso non ne comprendono il ruolo educativo.  Dal punto di vista della didattica  è necessario sviluppare l'educazione digitale, in senso ampio di tecnica ma anche di etica.

E' auspicabile stimolare la creazione nelle scuole di COMMISSIONI DI GENITORI, oltre il consiglio d'istituto, che creino un collegamento e una reale collaborazione  tra le famiglie e le attività educative proposte dalla scuola

 ed inoltre è necessario adoperarsi per superare l'autoreferenzialità delle famiglie in fatto di educazione , e quindi stimolare la collaborazione efficace con la scuola, al fine di condividerne le regole e monitorare il benessere  relazionale dei ragazzi.

Prevenire è possibile in molti modi con gli strumenti che sono più adatti a parlare  alle giovani generazioni, come il cinema, la musica ecc...

L'obiettivo è stimolare la riflessione e  abituare  a riconoscere  e comprendere le emozioni e gli stati d'animo sviluppando il dialogo, in una parola sviluppare le capacità relazionali.

Le regole date dalla famiglie devono prestare attenzione ad agire su più fronti: il luogo del pc, il tempo dedicato , il contenuto di ciò che si vede ( film violenti) , ma anche la censura di videogiochi violenti o inadatti all'età.

Più difficile è controllare gli strumenti dei media... la velocità di evoluzione della tecnologia rende impossibile lo stare al passo. Per questo è indispensabile mantenere un dialogo aperto con i giovani.

Dal punto di vista educativo  è necessario rendersi conto dell'impatto che hanno i messaggi sui ragazzi: è evidente che l'esposizione alla violenza presente in film o videogiochi ha effetti negativi sulle capacità di empatia dei ragazzi , soprattutto nelle azioni di cyberbullismo, virtuale quanto i film o i videogiochi.  Considerando invece il fenomeno del sexing ( foto o messaggi sexy diffusi in rete ) è facile capire come questo porta alla banalizzazione della sessualità.

 

COME DIFENDERSI in caso di ...

Referente istituzionale in caso di Cyberbullismo è la POLIZIA POSTALE.

-Dal punto di vista legale, se il gruppo( anche se in  what's app ) si rende responsabile di un crimine di cyberbullismo, tutti i partecipanti sono responsabili. Da ciò la necessità di controllare il gruppo, ed eventualmente bloccarlo, da parte dei genitori di figli minorenni, in quanto in questo caso la responsabilità ricade sui genitori! Tecnicamente è infatti possibile bloccare il molestatore.

-E' possibile effettuare lo “SCREENSHOT” (foto della chat) prova delle azioni persecutorie  ( i ragazzi insegnano).