Il padre: l'assente inaccettabile

 RELAZIONE SINTETICA DELL'INCONTRO

“IL PADRE: L'ASSENTE INACCETTABILE"

Dott. Claudio Risè

03/02/2016 

Incontro organizzato in collaborazione tra Associazione Famiglie in rete e Libreria Bonturi di San Bonifacio, Verona

 

Il Dott. Risè, Psicologo di scuola Junghiana , responsabile della scuola di formazione in psicoterapia junghiana di Milano  e giornalista, ha approfondito per lungo tempo gli aspetti della psicologia maschile e scritto numerosi libri sul tema tra cui  appunto “ Il padre, l’assente inaccettabile”.

In questo intervento, che ha voluto sotto forma di intervista, ha risposto alle domande del Dott. Paolo Ambrosini,  presidente della Società Italiana Librai  e della Dott.ssa Valentina Firolli,  in rappresentanza di Associazione Famiglie in rete sul delicato e importante tema del ruolo del padre nello sviluppo della personalità dei figli.

Nell’introdurre il tema il Dott. Risè ha  spiegato che , già negli anni novanta come terapista si rese conto delle difficoltà che i maschi stavano incontrando nella definizione del proprio ruolo all’interno della coppia, in concomitanza con l’emancipazione e la nascita delle teorie di genere e gender.

Negli anni dello sviluppo femminista  la coppia è stata vista come composta da due esseri differenziati solo sotto il profilo anatomico,  ma perfettamente uguali dal punto di vista psicologico. Con gli studi psicologici , in particolare di Noury, si è giunti alla consapevolezza che Maschio e Femmina hanno personalità completamente diverse. Si è quindi reso necessario conoscerne le differenti peculiarità per valorizzare le armonizzare le differenze.

Negli studi di molti specialisti (E.  Fromm, Klain, R.Blair…) si andò quindi affermando che “il bambino ha bisogno di crescere in un ambiente dove sperimenta i due universi , maschile e femminile per poter crescere in modo equilibrato.”

Che differenza c’è tra essere padre o fare il padre?

Essere padre non è una questione di prestazione!

Secondo J. Battle “Da  Padre e Madre  ci si aspettano delle performance, ma non è tutto qui .”

Non basta quindi “Sapere” o “Saper fare”, ma è necessario essere. Nei secoli queste competenze venivano tramandate da padre a figlio, oggi questo passaggio è saltato. La limitata presenza dei P. nell’era industriale , motivata da necessità lavorative, ha reso l’assenza dei padri un fatto strutturale della società moderna. Con essa viene meno la figura di guida  e mentore , così indispensabile per i figli.

Cosa significa essere padri?

Dobbiamo considerare le due dimensioni della figura paterna, biologica e relazionale.

Poiché, nei primi anni di vita la relazione tra Madre e figlio è molto forte, la figura materna è ovviamente centrale, ed è concentrata nella risposta al bisogno  e nella comunione, dapprima in modo simbiotico, fino ai tre anni, e poi in modo più relazionale fino a sette.

Poi, dopo i sette anni, come avevano ben compreso anche le civiltà antiche , è necessario che il legame si allenti, ed è qui che dovrebbe entrare come protagonista il Padre. Egli deve mettere in moto un processo di graduale distacco del figlio  dalla madre che è doloroso ( viene infatti considerato dalla psicologia come una “ferita” ) ma necessario per crescere.

Il ruolo del Padre si identifica dunque come quello di guidare verso l’”iniziazione” alla vita adulta. Suo è il compito di veicolare il distacco e aiutare il figlio ad accettarlo  e, se la separazione non viene metabolizzata , creerà problemi nel giovane adulto, non in grado di accettare e superare un qualsiasi tipo di separazione , rottura o sconfitta. Molti analisti sono giunti a indicare questa come una delle concause della violenza tra  marito e moglie.

Ogni fase della crescita è legata all’abbandono della fase precedente e quindi ad una perdita, che permette però di andare verso il futuro.

E’ del Padre  il compito di sviluppare il processo psicologico,  di aiutare il figlio a trovare se stesso  e il proprio ruolo nella società.

- Come è cambiato il ruolo dei Padre nel tempo?

La competenza del P. si trasmette con l’esperienza vissuta. Oggi ci troviamo in una situazione in cui da tre generazioni:  le due guerre mondiali hanno portato lontano da casa per anni i padri, e in molti casi  non sono più tornati… I figli sono cresciuti con le madri ed hanno manifestato in molti casi una dipendenza. Lo sviluppo economico successivo, con l’industrializzazione , i nuovi ritmi lavorativi  e le aspettative  della società dei consumi  hanno di nuovo privato i figli della presenza del Padre, totalmente assorbito nel ruolo di responsabile del mantenimento economico della famiglia.

Oggi, con lo sviluppo delle società multinazionali  e la precarietà del lavoro , spesso i Padri sono costretti ad accettare condizioni lavorative  che li portano all’estero , lontano da casa per molto tempo o con ritmi di lavoro che non aiutano le relazioni familiari. Di nuovo alla mamma è delegata la sfera educativa privando i figli , di fatto, della figura di guida del Padre. Oggi si sta verificando anche un altro fenomeno: quello dei padri separati che costituiscono i nuovi poveri, non riuscendo a far fronte alle necessità proprie e della famiglia a cui devono alimenti e…

Ciò  è causa di grande sofferenza e emarginazione nei Padri, oltre che un grosso colpo alla propria autostima.

Nella letteratura si incontrano spesso  padri confusi e feriti che si ritrovano nell’adolescenza dei figli. E’ una realtà diffusa?

E’ assolutamente vero! Molto spesso i padri affrontano la nascita del figlio e il proprio nuovo  ruolo educativo senza consapevolezza ed è più tardi, nel corso degli anni che comprendono il loro compito. Le vicende personali poi, spesso a seguito di separazioni ad esempio, portano a nuove problematiche come abbiamo visto poco sopra. Il padre, privato del suo ruolo non si sente ascoltato  e ciò può essere causa anche di depressioni . Allontanato dai figli e spesso scalzato nel ruolo educativo dalla madre, cui appunto molto spesso vengono affidati i minori, non ha nessuna autorità.

Tutte queste situazioni portano  il maschio  a rivedersi e  riscoprire se stesso attraverso le vicende del figlio , ad esempio  spesso quando in età adolescenziale nascono problemi di vario genere. E’ necessario per il padre, ma anche  e soprattutto per i figli, che egli recuperi il proprio ruolo educativo con nuovi spazi di relazione e tenerezza.

E’ indispensabile un nuovo equilibrio tra i ruoli di Mamma e Papà  proprio nell’interesse dei figli che devono crescere.

Lei afferma che il Padre ha un ruolo determinante nella trasmissione della dimensione spirituale; la crisi del Padre porta anche alla crisi della religiosità?

Come sappiamo bene tutti con il fenomeno dell’industrializzazione e soprattutto con l’avvento della società dei consumi ha aperto un un panorama in cui la dimensione spirituale  è opzionale e la religiosità è secolarizzata.

Inoltre lo sbilanciamento dell’influenza materna mantiene legati all’infanzia ed ha eliminato tutti i riti di iniziazione, che in ogni civiltà antica era un  momento sacro in cui  il figlio veniva separato dalla Madre ( dimensione orizzontale) e affidato a Dio ( alla dimensione spirituale, al futuro) dal Padre, che assumeva così il compito di mostrare al figlio una dimensione altra e ampia.

Vengono negati i concetti di vecchiaia e di morte, di fatto di tutto ciò che è “perdita” perché politicamente e culturalmente scorretto! Ciò si scontra con la dimensione verticale della persona;

ogni religione infatti mette al centro la riflessione sul senso della vita e  sulla morte .

 Nel suo ruolo di guida il Padre  accompagna il figlio anche nei passaggi da una età all’altra chiedendo via via assunzioni di responsabilità adeguate , dall’infanzia all’adolescenza alla vita adulta . Ecco perché una delle conseguenze dell’assenza delle figure di riferimento maschili è l’annullamento della sfera religiosa .

- Perché il Padre è centrale nell’insegnare il rispetto delle regole?

Molti autori hanno scritto che la Madre rappresenta il polo affettivo , che sviluppa le relazioni e la cura, mentre il padre rappresenta il polo etico.

E’ vero che la rinuncia  al ruolo paterno impedisce ai figli di essere messi di fronte alle proprie responsabilità e alle regole , in quanto prevale una gestione emotiva della realtà in cui la madre tende sempre a proteggere e a giustificare ogni cosa deresponsabilizzando il figlio e impedendogli così di crescere. Ma l’assenza di regole non porta alla libertà ma alla nevrosi: l’ignoranza delle regole porta all’aumento delle  delinquenze e dei comportamenti trasgressivi anche gravi, poichè non esiste limite. E’ normale che gli adolescenti cerchino di trasgredire, ma ciò avviene in una ricerca proprio del limite; sono  infatti provocazioni che vogliono trovare nell’adulto un confine , che dà loro sicurezza di essere contenuti e quindi protetti.

Tutti questi tentativi sono finalizzati alla conoscenza di sé e delle proprie potenzialità. Ecco che allora il padre che si assume il proprio ruolo anche di limitare  il figlio, che pone le regole e le fa rispettare, permette al figlio di sperimentarsi, di conoscersi e valorizzare e potenziare le proprie capacità  non solo intellettuali  , ma anche  psicologiche, di “tenuta” nelle situazioni difficili  di frustrazione e di errore.

-Meglio il padre di una volta o di adesso?

E’ sempre sbagliato idealizzare una situazione, importante riconoscerne pregi e limiti.

Spesso interveniamo quando la famiglia è in difficoltà, ma sarebbe più utile una formazione permanente dei genitori per sviluppare un maggior benessere familiare e  prevenire  il disagio.

L’educatore infatti non può sostituirsi al Padre o alla Madre.

-E quando il padre è violento che fare?

Dovremmo chiederci :<< “Quale modello maschile sta interpretando?”>>

 Spesso la scarsa consapevolezza del proprio compito e la scarsa conoscenza di noi stessi   portano ognuno di noi a riproporre modelli che abbiamo vissuto senza metterli in discussione. Una riflessione sulla propria storia permette di svincolarsi dal riproporre in modo automatico modalità che hanno creato problemi.

E’ necessario essere aperti ad imparare a qualsiasi età.

Non dobbiamo nasconderci  che  nella società di oggi fanno comodo tante separazioni  che alimentano un business, senza dimenticare che c’è un filone della psicologia che punta ad ottenere il benessere esclusivamente individuale, senza considerare il prezzo che le persone vicine possono pagare ,  con un leit-motiv che recita più o meno “Se tu stai male lascialo e rifatti una vita”:  una vera  e propria “fabbrica dei divorzi”.

 “<<La Retorica tutta occidentale dei diritti  è solo uno strumento per coprire i nostri doveri verso Dio e vero gli altri>>” Simone Veill

Come può una madre sola mantenere viva l’ immagine del Padre assente?

Può e deve! Ma ci sono situazioni e situazioni. In caso di lutto del padre  è comunque possibile renderlo presente ai figli ricordandone gli orizzonti di valori che ha vissuto e lasciato loro. Nel caso di separazione oggi , quando possibile, ci si orienta verso l’affidamento congiunto o , nei casi di separazioni particolarmente conflittuali , ci si avvale della figura di mediatori familiari che hanno appunto il compito di creare un nuovo equilibrio genitoriale almeno rispetto ai compiti educativi. Ma anche se la coppia è unita il rischio è importante che i padri mantengano saldo il loro ruolo anche se fisicamente lontani da casa , ma anche che cerchino in tutti i modi di recuperare spazi da dedicare ai figli, non è infatti solo una questione di “qualità del tempo” passato insieme; l’autorevolezza si guadagna se si dimostra ai figli che sono una priorità.

E’importante è ricordare che le relazioni che i nostri figli cercheranno in futuro saranno influenzate da quella che vedono tra di noi genitori oggi.


Note: 

(*1) Ontologia: parte della filosofia che considera il concetto e la struttura dell’essere.

(*2) Società dei consumi: il consumismo e la pubblicità si basano sul concetto di “creare un bisogno”, che è legato ancora al ruolo “materno” , dove la madre ha il compito di soddisfare ogni bisogno del figlio nella prima infanzia.

(*3) Si può fare un parallelo tra l’evoluzione dell’affettività del bambino e la società: così come il bambino nella prima infanzia attraversa la “fase orale” in cui conosce il mondo attraverso la bocca, anche nella società dei consumi conosciamo il mondo consumando ogni cosa , fino all’ingordigia di volere tutto per poi eliminare tutto, relazioni comprese, quando non ci soddisfano più. Così si comporta anche la tecnica: le capacità tecniche vengono applicate come mezzo di potere senza alcun limite etico.

 

Relazione su Le Emozioni nell'infanzia

INCONTRI PER GENITORI  DI ASSOCIAZIONE “FAMIGLIE IN RETE”  2016

 RELAZIONE SINTETICA DELL'INCONTRO


LE EMOZIONI NELL'INFANZIA

 

Relatore Prof. Carluccio Bonesso

18 febbraio 2016

 

Obiettivo: Riconoscere le emozioni dei bambini e aiutare i piccoli a divenire consapevoli delle loro emozioni.


Le emozioni sono adattamenti a situazioni ambientali, non è possibile condizionarle

(vedo il pericolo --> ho paura).

1)    Principio cardine è dunque quello che LE EMOZIONI NON SI GIUDICANO, né si banalizzano!

Infatti ci informano sullo stato emotivo e sulle sue cause.

2) Nei confronti del bambino è necessario non fermarsi alle manifestazioni esteriori delle emozioni, ma è importante risalire alla causa che le ha scatenate mettendo in atto l'ascolto. Come genitori ed educatori dobbiamo prenderci cura della causa.

3) Aiutando a dare un nome alle emozioni: esprimere emozioni aiuta evita di agirle. Quando le emozioni non diventano comunicazione diventano azioni difficili da gestire o, se inespresse, vengono somatizzate

4) Riconoscendole imparando a leggere le espressioni emotive nel volto, nelle immagini e nei racconti.

5) Ascoltandole, considerando gli aspetti prosodici come il tono, le pause, la velocità

6) Esplicitando gli aspetti fisici, individuandole attraverso le sensazioni fisiche, muscolari e corporee come il respiro, le tensioni, sintomi intestinali…

Le emozioni sono binarie, cioè ad ogni emozione ne corrisponde un'altra contraria che la neutralizza, dobbiamo cercare di agire su questo principio per risolvere molte situazioni.

EMOZIONI FONDAMENTALI

POSITIVE

NEGATIVE 

 Fiducia

 Paura

 Gioia

 Tristezza

Affetto

Rabbia

Felicità

Tristezza

PAURA: emozione sgradevole che tende all’allontanamento dalla causa;

CAUSE:

- situazione di pericolo, reale o presunto

- solitudine

- difficoltà

--> importante non puntare sulla paura ma su ciò che la GENERA.

cenestesia: (riconoscere la paura) forti pulsazioni, respiro affannoso, tremore agli arti, mal di pancia o di testa

                                  L'emozione contraria e miglior cura è la                               

 

FIDUCIA

Emozione che avvicina, genera benessere e viene stimolata da:

- sull’incoraggiamento

- nell’evidenziare nelle conseguenze gli aspetti positivi e i miglioramenti

- dando riconoscimento (lode o premio) del risultato positivo, perché genera un feedback positivo e migliora l'autostima

___________________________________________

          TRISTEZZA

emozione da non sottovalutare, perché spesso annida in sé rabbia, paura e sensi di colpa.

È causata da:

- perdita

- sconfitta

- abbandono

Cenestesia ed espressione: sopracciglia e bocca abbassate agli angoli, rallentamento motorio, allontanamento dal gioco, disturbi del sonno e appetito

                        L'emozione contraria e miglior cura è la GIOIA

Fiorisce in ambienti sereni e giocosi, è frutto di

- successo e vittoria

- conquista o guadagno

- gioco, compagnia, socialità

___________________________________________

            RABBIA       

è causata dalla percezione della:

- minaccia

- danno subito

- frustrazione o impedimento

--> È importante riuscire a verbalizzare il malessere collegato e percepito su di sé

Cenestesia ed espressioni: fronte corrucciata, sopracciglia abbassate all'interno e rialzate all'esterno, occhi puntati, bocca e denti stretti. Corpo teso fin quasi all'immobilità o molto mobile ed inquieto, difficoltà di controllo, che portano a rompere le relazioni

L'emozione contraria e miglior cura è la

            FILIA o affetto:

 È il frutto di

- affetto e amore

- amicizia e simpatia

- empatia e cura

 

Se la relazione non è percepita come positiva, ma ostile, genera soprattutto

            SENSO DI COLPA

È causato da

- errore

- violazione

- trasgressione

--> È importante puntare sull’assunzione di responsabilità e la capacità di chiedere scusa

Cenestesia ed espressione: rossore, rallentamento, isolamento, espressione perturbata e confusa, occhi abbassati…

L'emozione contraria e miglior cura è la

            FELICITÀ conseguenza di

- relazioni positive, affettuose

- pace interiore

- relazioni ricche di senso, valore e finalità

 

OSSERVAZIONE:

Non c’è scritto soldi, successo, perché la felicità non discende dalle prestazioni, ma dalla qualità della relazione con se stessi, gli altri e quel che si fa.

Amati! Sei la persona con la quale passerai il resto della tua vita.

In conclusione: se voglio esser felice devo avere relazioni felici. Ma per conservare la felicità devo avere due fondamentali abilità: il perdono, che aiuta a reintegrare e guarire la relazione, infatti il rancore non porta felicità; e la gratitudine, perché aiuta a ricordare e riconoscere che si ha sempre bisogno dell’altro. Io sono nato come un NOI (nel grembo della mamma) e dal NOI (madre/figlio) nasce l’Io, perché senza esperienza del NOI (la relazione d’amore) l’Io si disgrega.

                                   … e allora facciamo che i nostri figli siano felici!

 


Relazione su Ruolo della madre nella formazione della personalità del bambino

INCONTRI PER GENITORI  DI ASSOCIAZIONE “FAMIGLIE IN RETE”  2015

 RELAZIONE SINTETICA DELL'INCONTRO


RUOLO DELLA MADRE NELLA FORMAZIONE DELLA PERSONALITA' DEL BAMBINO

 

Relatrice Dott.ssa Teresa Ros, pedagogista, counselor educativa, formatrice in educazione familiare

29 ottobre 2015

 

Partiamo dal dato certo che il benessere della madre è alla base del benessere del bambino. Cercheremo quindi di rivolgere uno sguardo intimo  verso noi stesse per cercare, dentro di noi le radici di ciò che siamo.

Il secondo dato certo è che non esiste la madre senza un bambino. Certo , si può avere più o meno senso materno ma niente sostituisce , nella formazione  della madre, proprio la presenza di un bambino reale, possiamo dire senza dubbio che "LA MADRE NASCE INSIEME AL BAMBINO".

L'esperienza della gravidanza e del parto sono determinanti nella vita della donna e la modificano totalmente , certamente in senso positivo, ma anche con un carico di timori e preoccupazioni mai provate prima, fino a plasmare in modo nuovo il modo in cui vede se stessa e la vita .

Nello stesso modo il modo in cui la madre percepisce se stessa come domma, come madre e di come vede il mondo hanno grande influenza nel bambino che assorbe da lei ogni emozione, anche se non agita.

 

MATERNITA' E ATTESA

La madre genera, da forma e da alla luce una nuova creatura, ma è inevitabilmente proiettata, o dovrebbe esserlo, anche a allontanare il figlio, perché egli è un essere nuovo, diverso da lei. Quindi il bambino "VIENE ALLA LUCE"  non solo per la madre, ma anche e soprattutto viene al mondo un essere nuovo nuovo, che  in realtà nemmeno la madre conosce  pur amandolo.

Il bambino è così nello stesso tempo vicino e lontano.

E' un momento molto delicato che oltre ai problemi pratici porta alla luce il proprio vissuto

Il nostro vissuto influenza il nostro modo di essere madri molto più di quanto  immaginiamo… Ma anche in senso positivo.

E' una grande opportunità per rivivere il rapporto con la nostra mamma , comprenderne gli errori, pacificarci con lei e trovare una nuova complicità , con i dovuti limiti.

 Dobbiamo però fare attenzione: non è detto che noi dobbiamo riproporre le stesse modalità materne della nostra mamma in modo automatico.

E' necessario fare "filtro logico"  e modificare quegli atteggiamenti che non condividiamo o che hanno avuto su di noi un effetto negativo. 

"LA FIGLIA DI UNA BUONA MADRE E' LA MADRE DI UNA BUONA FIGLIA" recita un proverbio cinese… con i dovuti se e ma.

 

NON SOLO MADRE… E LA DONNA DOV'E'?

Per il benessere psichico, e anche fisico della madre è necessario ricordare a noi stesse che siamo anche donne, che non dobbiamo annullare la nostra esistenza per il figlio. E' importante avere cura anche della propria persona , infatti anche se non vogliamo mostrala, l'insoddisfazione emerge in ogni caso, e anche questa influenza il bambino.

 " Per te ho dovuto rinunciare …" o "Tu diventerai avvocato perché io non ho potuto seguire le mie inclinazioni…"

Una madre  che rinuncia a se stessa per il figlio crea figli nevrotici.

 

COSA PORTIAMO CON NOI COME FIGLIE DI NOSTRA MADRE? ( lavoro di gruppo)

Certamente ci sono stati errori, più o meno gravi, con i quali dobbiamo fare i conti, ma che, una volta identificati in modo consapevole, ci permettono di modificare il nostro modo di essere madri , ma ci sono anche tante cose positive che abbiamo appreso da lei:  tutte queste cose sono tesori che è giusto tenere bene a mente, perché quello con la madre è un legame profondo  che struttura la persona, che, in buona parte , ha "fatto di me ciò che sono" . Ecco perché è giusto saper dire "ti voglio bene" e anche perdonare gli errori che inevitabilmente sono stati commessi.

Relazione su Legame di attaccamento tra genitori e figli

INCONTRI PER GENITORI  DI ASSOCIAZIONE “FAMIGLIE IN RETE”  2015

 RELAZIONE SINTETICA DELL'INCONTRO


LEGAME DI ATTACCAMENTO TRA GENITORI E FIGLI

 

Relatrice Dott.ssa Luigina Zappon, Psicologa ULSS 21 Legnago

12 novembre 2015

 

La dottoressa, presso l'Ulss 21  si occupa di Valutazioni della capacità genitoriale e di Protezione dei minori per il Tribunale dei minori

 

Il tema è ampio : la famiglia infatti fa parte di  diversi sistemi più ampi: dalle leggi , alla cultura dominante, alle leggi di mercato al mondo del lavoro, al rapporto di coppia, alla relazione con i figli…

L'evoluzione legislativa  mondiale ha visto la nascita dei diritti dei fanciullo, considerandone i bisogni primari ( Ginevra '24) per poi giungere a garantirne i diritti sociali ed emotivi (N.Y.59)

La  cultura dell'infanzia si muove tra due parole chiave:

PATERNALISMO: (tutela e protezione ) fino alle estreme conseguenze ( difesa a tutti i costi, soffocamento)

LIBERALISMO: ( autonomia) fino alle estreme conseguenze ( abbandono , mancanza di cura)

tra i due è necessario trovare l'equilibrio verso l'educazione: protezione e autonomia.

Ancora tanta strada da fare:

Ad oggi manca ancora la logica PARTECIPATIVA; facciamo per i bambini, ma decide sempre l'adulto… dovremmo imparare l'ASCOLTO  e la capacità di FARE CON I BAMBINI.

Molti sono i diritti disattesi:

DIRITTO AL TEMPO: si ha una pianificazione eccessiva della giornata con conseguenti sovraccarichi emotivi , di aspettative e performance. La conseguenza è l'ansia sempre più diffusa tra i minori e le crisi di panico per le performance da fornire.

DIRITTO ALL'ASCOLTO: quanto è deciso dall'adulto e quanto è veramente un bisogno del bambino?

DIRITTO AGLI SPAZI: diritto al gioco in ambienti sicuri e non degradati o pericolosi, all'autonomia negli spostamenti…

Secondo gli studi del Dott. Le Vine '74

La famiglia ha funzioni universali

1- sopravvivenza: bisogni primari, salute e riproduzione*

2-benessere economico : oggi e in futuro, quindi istruzione, imparare un lavoro, autosufficienza

3- autorganizzazione: sviluppo delle qualità personali, realizzazione personale, valori di riferimento

FAMIGLIA NELLA STORIA

Nei millenni della nostra cultura abbiamo assistito al cambiamento del modo di intendere la famiglia e oggi,

con il venir meno dell'autorità e dell'influenza della famiglia nella funzione di guida ai minori sono venuti meno due aspetti importanti: la figura del PADRE, e il CONFLITTO generazionale.

Con il dissolvimento dei ruoli, il padre è una voce fra tante e quindi non considerandolo autorevole non è fonte di conflitto.

Conseguenze… molte, tra cui incapacità dei bambini di gestire il conflitto.

RELAZIONI

Quale la funzione dei genitori?

essere padre, essere madre

resta un legame intimo che permette lo sviluppo delle competenze relazionali.

" In ordine i lavori più difficili sono : genitore, insegnante, psicologo " Freud

Siamo consapevoli di che tipo di genitori siamo e verso quale forma orientiamo i nostri figli?

CHE TIPO DI GENITORI SIAMO?

Entrano in gioco le  variabili della personalità dei genitori, e gli schemi delle realazioni vissute da P. e M.

e in famiglia.

COSA SIGNIFICA PERSONALITA'?

Comprende tanti aspetti tra cui:

autostima, opinioni personali, aspettative, capacità di adattabilità alle situazioni e alle età dei figli,  empatia,

temperamento personale...

Se ci soffermiamo ad analizzare gli SCHEMI RELAZIONALI vediamo che ciascuno di noi li ha appresi nella famigli di origine e che tende a riproporli tali e quali , se non vi è un attento lavoro per prenderne consapevolezza e separare ciò che è positivo da ciò che invece riteniamo negativo.

 

ATTACCAMENTO:  secondo J.Bowby è " La predisposizione innata alla relazione  sociale  e alla creazione di un rapporto stabile e duraturo", "parte integrante della nauta umana" secondo Harlow , che nel '61 dopo studi specifici stabilì che all'uomo non basta il soddisfacimento dei bisogni fisiologici per sopravvivere, ma  che egli ha anche assoluto bisogno di relazione.

 

STILI DI ATTACCAMENTO

In famiglia l'attaccamento tra genitori e figli è "verticale" nel senso che il figlio ha bisogno delle cure delle figure di riferimento, dalle quali dipende.

Nelle relazioni sane ci sono diversi stili prevalenti , che possono coesistere ma che , per semplicità , vengono separati:

STILI DEI GENITORI

STILE ANSIOSO: Il genitore risponde ai bisogni del figlio, ma risulta troppo legato e soffocante, che si esprimono con manifestazioni emotive esagerate. Generalmente indica legami troppo stretti con le famiglie di origine

EVITANTE: Risponde ai bisogni essenziali ma spesso è evitante, poco coinvolto emotivamente, è freddo e svalutante, mentre è più centrato sui propri bisogni. Non dà valore alle emozioni ed è molto razionale. Ha generalmente poca memoria. Generalmente nella famiglia di origine veniva svalutato.

SICURO: Genitore disponibile  che dà sicurezza e fiducia. E' autorevole con una buona autostima. E' consapevole dell'importanza dell'educazione, sa comprendere lo stato emotivo ed è flessibile.

Tali stili hanno ripercussioni nei bambini :

BAMBINO ANSIOSO: spesso ipersensibile, continuano a lamentarsi, si sentono vittime

EVITANTE: é molto autonomo, pensa agli adulti come a persone poco disponibili ed ha scarsa fiducia negli altri

SICURO: Sorride , disponibile  ad interagire, interessato agli stimoli, ama esplorare nuove situazioni, è sicuro di se

 

COSA COSTRUISCE LA PERSONALITA' DEI GENITORI?

Spesso sottovalutiamo che ognuno di noi viene da una famiglia che lo ha plasmato e porta con sè , nella nuova relazione , anche le famiglie di origine. Ecco che nell'incontro tra il padre e la madre si presentano anche le relazioni con il padre e la madre di entrambi, in un sistema "affollato" ognuno con un caratteristico stile di attaccamento prevalente.

Nella nuova relazione coniugale  è necessario impegnarsi per integrare due mondi, per creare un nuovo sistema che è la sintesi , consapevole, dei diverse modalità. L'obiettivo è la CO-genitorialita'  della coppia, che si raggiunge solo sei due si danno  tempo   e spazio per coltivare la relazione e stabilire le linee educative .

Perché la relazione educativa abbia successo è necessario porsi dei confini;

solidi: l'inviolabilità della persona e della sua identità

permeabili: legati ai modi della comunicazione

ruoli: pur nella parità della dignità  i genitori devono aver chiaro il proprio ruolo, mamma è diverso da papà, e il figlio non è in una situazione "paritaria"rispetto ai genitori.Quindi evitiamo di essere "amici dei figli"  ma anche evitiamo di dare troppa responsabilià ai figli, che non devono fare la funzione di "genitori "dei propri genitori.

coalizioni: evitiamo di creare alleanze contro un membro della famiglia, frequente tra madre e figlio contro il padre, ( coalizione in orizzontale) o tra uno dei genitori con la propria famiglia di origine  contro gli altri membri della famiglia                                 

Metodo Anti-Cyberbullismo

INCONTRI PER GENITORI  DI ASSOCIAZIONE “FAMIGLIE IN RETE”  2015

 RELAZIONE SINTETICA DELL'INCONTRO


METODO ANTI-CYBERBULLISMO

 

Relatrice Dott.ssa Claudia Sposini

10 marzo 2015

                                         

In questo approfondimento cercheremo di capire i risvolti negativi, assimilabili al bullismo, delle attività che vengono svolte in rete. Come ben sappiamo l'esigenza primaria degli adolescenti è quella di essere riconosciuti e “visti” dal gruppo dei pari. E' un esigenza sacrosanta che però può portare con sé dei pericoli. Se un tempo il rischio era la partecipazione al branco e al bullismo che si esprimeva con violenze o vessazioni fisiche , ora la presenza di strumenti di comunicazione evoluti ha portato con se nuove insidie. Da sempre , inoltre i ragazzi devono acquisire il senso del limite, che , in adolescenza cercano di trovare attraverso azioni di trasgressione che chiedono una presenza sicura e autorevole degli adulti che questi limiti li pongano e li facciano rispettare. Gli adolescenti, per definizione sono persone in formazione, che non hanno cioè ancora una struttura psicologica formata e quindi sono vulnerabili , facilmente manipolabili o influenzabili .

Tutti i ragazzi sono a rischio, come persecutori o come vittime.

Il  fenomeno del Cyberbullismo è recente, dovuto all'evoluzione delle tecnologie . Si è fatto strada un termine che ben esprime il carattere subdolo del fenomeno: si parla di “HAPPY SHAPPY” o schiaffo allegro. E' una forma di violenza fatta via web che riguarda sia maschi che femmine e viene definita “ allegra” in quanto chi la compie non si rende conto del danno che provoca in chi la riceve.

La caratteristica “virtuale” delle attività in rete permette di assumere identità fasulle che possono mascherare molti pericoli; nascondono infatti i responsabili delle azioni ma possono anche mascherare atteggiamenti illeciti come l' addescamento on-line di pedofili che costruiscono profili fasulli  “innocui” fingendosi coetanei per superare le difese dei ragazzi rispetto al fenomeno.

In particolare questa attività fa parte di CYBERCRIME.

 

Il luogo dove si innescano i fenomeni che poi sfociano in rete è principalmente la scuola ma poi , a differenza del fenomeno del bullismo “classico”, tale violenza prosegue anche al di fuori ed è prolungata nel tempo, ventiquattro ore su ventiquattro. Se pensiamo infatti che i ragazzi hanno con se e utilizzano il cellulare in ogni momento è facile comprendere che tale fenomeno non si arresta mai. E' dunque costante nel tempo e anche nello spazio dato che ciò che viene postato in rete rimane per sempre  ed è visibile a tutti con un effetto moltiplicatore che non dà tregua alle vittime.

E' un mondo sommerso di cui spesso sono protagonisti  anche ragazzi insospettabili che , concretamente, non “fanno nulla” e che , quindi, lascia increduli i genitori di questi “figli perfetti”.

La prima forma di violenza riguarda la  REPUTAZIONE DIGITALE; si denigrano le persone divulgando fatti personali, reali o fasulli, compreso materiale compromettente dal punto di vista sessuale. Il fenomeno è grave anche perchè il materiale è facilmente reperibile anche a distanza di anni  e , come è facile immaginare,  può avere risvolti molto negativi quando si tratterà di entrare nel mondo del lavoro. Gli uffici di ricerca del personale , infatti, prima ancora del curriculum vitae ,  vanno a cercare informazioni in internet sui candidati.

 

E' da segnalare quindi la necessità di controllare i gruppi di what's app , che come ogni  gruppo, possono diventare “branco” che prende di mira qualche persona.

 

Le conseguenze degli atti di cyberbullismo possono essere varie ; è necessario prestare attenzione al cambiamento dei comportamenti dei ragazzi per agire in tempo.

I risvolti psicologici possono essere ansia, apparentemente ingiustificata, attacchi di panico, agitazione, fino alla depressione , all'isolamento sociale e all'abbandono scolastico.

Nei casi più gravi possono portare anche al suicidio, come ci ricorda il caso di AmandaTods, le cui vicende personali sono finite su youtube, e  non le hanno più dato scampo, rendendo inutile anche il cambio della scuola,  e della residenza. Come si vede il fenomeno, se sottovalutato , può divenire una vera emergenza sociale.

L'ansia da reputazione digitale può portare anche alla “Sindrome di Kikomori”, che riunisce diversi disturbi psicologici come  dipendenza da internet,  disturbi alimentari, disturbi del sonno o  cuting ( autolesionismo).

 

COME PREVENIRE?

Sappiamo che i ragazzi sono “nativi digitali”, quindi molto più competenti dal punt di vista informatico ,dei loro genitori.

-        E' importante però che anche i genitori acquisiscano delle competenze informatiche perchè dire  “Mio figlio è tranquillo, pensa solo a studiare, infatti è sempre in camera sua  che lavora al pc” è pura illusione. Non è necessario vietare, che porterebbe all'effetto contrario, ma il controllo è comunque sempre un dovere dei genitori di figli minorenni.

-        E' altrettanto importante mantenere un dialogo aperto con i ragazzi, e trovare il modo di divenire amici di facebook,  per monitorare la situazione, senza diventare impiccioni o oppressivi ; i ragazzi hanno comunque bisogno dei loro spazi.

-        Ulilizzare password diverse per ogni account, per evitare che qualcun'altro entri nel profilo; devono essere  sufficientemente complicate ( devono contenere caratteri alfanumerici e anche segni di punteggiatura)

-        Evitare di lasciare il PC in cameretta: meglio in una stanza centrale di casa dove può essere tenuto maggiormente sotto controllo, e dove si può impedirne l'uso a qualsiasi ora del giorno, o della notte.

-        Installare il PARENTALCONTROLL , un software che permetta una navigazione sicura .

-        Promuovere una cultura digitale fin  dalle scuole primarie,  non solo per gli alunni ma anche per i docenti  e magari  per i genitori, non solo sulle tecniche , ma anche sugli strumenti di controllo e sicurezza,  nonché sulle responsabilità legali.

-        Le scuole , sotto la spinta dei genitori , dovrebbero richiedere l'inserimento, nel patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia, di attività di sensibilizzazione ai valori civili del RISPETTO dell'altro e dello sviluppo di ATTEGGIAMENTI DI EMPATIA tra le persone.

-        Rimane comunque il principio cardine che è il RUOLO EDUCATIVO dei genitori.  

Lo stile genitoriale è infatti l'aspetto fondamentale in ogni momento della crescita, anche per cogliere i segnali di disagio dei ragazzi. Uno stile che deve essere caratterizzato da autorevolezza, che viene dalla coerenza del genitore e dalla stima che questa  suscita nel figlio.

-        I genitori autorevoli devono assumersi il compito di dare le regole e farle rispettare, togliendo anche  i privilegio dell'uso del web  e/o del cellulare se non rispettate, devono dire NO con empatia, ma ciò non basta.

-         Prima di tutto genitori ed educatori  devono essere attenti e prendersi cura dei bisogni emotivi e relazionali dei ragazzi, unica vera arma contro il cyberbullismo.

 La confidenza  e la riflessione sulle conseguenze delle azioni proprie e altrui è importante anche per  superare il silenzio delle vittime, che crea gravi problemi psicologici.

 

NON SOTTOVALUTARE IL BULLISMO

 Nella legislazione attuale il cyberbullismo non è un reato specifico, ma rientrano nella sfera dei reati alcuni aspetti; la diffusione dei dati personali , la violazione della privacy, la persecuzione o stalking, l'hatespeach ( odio razziale) e il bullismo misto (virtuale in web e reale).

Ciò che accomuna le azioni classificate come cyberbullismo è l'assenza di empatia del persecutore verso la vittima, l'HAPPYSHAPPY  appunto; facilitato dal fatto che sono azioni “virtuali” in cui il persecutore  non vede le emozioni e  la sofferenza che l' azione provoca nella vittima.

Questo aspetto non deve essere sottovalutato; l'assenza di empatia, ma anche l'aver subito tali violenze in giovane età , se non superate , può portare negli  adulti a patologie antisociali, in una dinamica in cui la  Vittima ( da bambino) diventa Carnefice a sua volta ( da adulto).

E' necessario  però agire anche ad ampio spettro.

La scuola è l'ambiente dove i giovani sperimentano la vita sociale e la vera integrazione e qui devono anche impararne le regole; il rispetto per le persone, l'empatia, il rispetto delle regole.

E' necessario agire sulla qualità degli insegnanti, spesso vittime di burn out, demotivati e spesso desautorati nel loro compito educativo dalle famiglie stesse,  che spesso non ne comprendono il ruolo educativo.  Dal punto di vista della didattica  è necessario sviluppare l'educazione digitale, in senso ampio di tecnica ma anche di etica.

E' auspicabile stimolare la creazione nelle scuole di COMMISSIONI DI GENITORI, oltre il consiglio d'istituto, che creino un collegamento e una reale collaborazione  tra le famiglie e le attività educative proposte dalla scuola

 ed inoltre è necessario adoperarsi per superare l'autoreferenzialità delle famiglie in fatto di educazione , e quindi stimolare la collaborazione efficace con la scuola, al fine di condividerne le regole e monitorare il benessere  relazionale dei ragazzi.

Prevenire è possibile in molti modi con gli strumenti che sono più adatti a parlare  alle giovani generazioni, come il cinema, la musica ecc...

L'obiettivo è stimolare la riflessione e  abituare  a riconoscere  e comprendere le emozioni e gli stati d'animo sviluppando il dialogo, in una parola sviluppare le capacità relazionali.

Le regole date dalla famiglie devono prestare attenzione ad agire su più fronti: il luogo del pc, il tempo dedicato , il contenuto di ciò che si vede ( film violenti) , ma anche la censura di videogiochi violenti o inadatti all'età.

Più difficile è controllare gli strumenti dei media... la velocità di evoluzione della tecnologia rende impossibile lo stare al passo. Per questo è indispensabile mantenere un dialogo aperto con i giovani.

Dal punto di vista educativo  è necessario rendersi conto dell'impatto che hanno i messaggi sui ragazzi: è evidente che l'esposizione alla violenza presente in film o videogiochi ha effetti negativi sulle capacità di empatia dei ragazzi , soprattutto nelle azioni di cyberbullismo, virtuale quanto i film o i videogiochi.  Considerando invece il fenomeno del sexing ( foto o messaggi sexy diffusi in rete ) è facile capire come questo porta alla banalizzazione della sessualità.

 

COME DIFENDERSI in caso di ...

Referente istituzionale in caso di Cyberbullismo è la POLIZIA POSTALE.

-Dal punto di vista legale, se il gruppo( anche se in  what's app ) si rende responsabile di un crimine di cyberbullismo, tutti i partecipanti sono responsabili. Da ciò la necessità di controllare il gruppo, ed eventualmente bloccarlo, da parte dei genitori di figli minorenni, in quanto in questo caso la responsabilità ricade sui genitori! Tecnicamente è infatti possibile bloccare il molestatore.

-E' possibile effettuare lo “SCREENSHOT” (foto della chat) prova delle azioni persecutorie  ( i ragazzi insegnano).