Demenza digitale

INCONTRI PER GENITORI DELL’ ASSOCIAZIONE FAMIGLIE IN RETE 2013-2014

 in collaborazione con LIBRERIA BONTURI

 INCONTRO con l'AUTORE

 Manfred Spitzer

DEMENZA DIGITALE

come la nuova tecnologia ci rende stupidi

 

"Demenza digitale" è il nome attribuito alcuni  anni fa dai medici al quadro clinico manifestato da giovani adulti coreani (la Corea del Sud è una delle nazioni con più avanzato sviluppo tecnologico informatico), quadro caratterizzato da un aumento dei disturbi della memoria, dell'attenzione e della concentrazione, da  appiattimento emotivo e  generale ottusità.

Il dottor Spitzer, neuropsichiatra direttore della Clinica psichiatrica e del Centro per le Neuroscienze e l'Apprendimento dell'Università di Ulm, nel corso di un'ora e mezza  ha presentato  solo una piccola parte della poderosa serie di dati scientifici in suo possesso, frutto di numerose ricerche epidemiologiche o di indagini sul cervello animale e umano condotte con la tecnica di  neuroimaging, analizzando i possibili  effetti che l'uso sempre più invadente delle nuove tecnologie, proposte in età via via più precoce, può causare.

Qualunque sia  l'opinione che ci si è potuti fare al termine dell'incontro (entusiasti -"l'ho sempre sospettato...", o scettici e diffidenti  -  " informazione terrorista vetero- conservatrice..."),impossibile non restarne impressionati e trarne spunti per una riflessione prolungata, come genitori e come educatori; impossibile, ad ogni nuovo esempio di studi condotti tra bambini, adolescenti e giovani nella società statunitense o mitteleuropea,  non  ripensare agli analoghi comportamenti dei nostri figli, studenti, di  noi stessi in fatto di uso del computer, smartphone,console di gioco, lavagne multimediali, e quanto di nuovo il business tecnologico sforna con rapidità impressionante.

 

Riportiamo di seguito solo alcuni fra gli interessanti spunti che il prof. Spitzer ha proposto alla riflessione dell'uditorio,  e invitiamo ad una lettura attenta e meditata dell' interessantissimo volume "Demenza digitale, come la nuova tecnologia ci rende stupidi", edito da Corbaccio.

 

-Prima di tutto: gli studi di neurobiologia indicano che il cervello si modifica in maniera permanente attraverso l'uso, intrecciando nuove sinapsi e modificando quelle precedentemente  stabilite; durante l'apprendimento nell'ippocampo, al centro del cervello, crescono nuove cellule che sopravvivono solo se vengono stimolate con compiti sempre più complessi. Con la demenza (declino mentale), il deterioramento avviene in un arco di tempo variabile, a seconda dell' "altezza", cioè della complessità dei circuiti neuronali, da cui  esso parte: un cervello ben formato (che ha imparato tanto) declinerà più lentamente e manifesterà meno precocemente i segni del deterioramento. Dunque: l'istruzione, intesa come insieme delle attività di apprendimento  che in-formano (nel senso che, condizionando il numero delle sinapsi che si stabiliscono, determinano la minore o maggiore complessità strutturale del sistema-cervello) la mente umana,   è il fattore decisivo per la salute di un individuo e risulterebbe quindi legittimo aspettarsi che le politiche di welfare dei singoli Stati puntino ad una istruzione di qualità per i loro cittadini.

La domanda attuale è: l' istruzione, per essere di qualità, deve  passare necessariamente attraverso le nuove tecnologie, così come propagandato al giorno d'oggi?

Non sembra: l'apprendimento richiede un necessario lavoro mentale autonomo che viene alleggerito dall' uso dal computer. Numerosi studi dimostrano che il rendimento scolastico non viene sensibilmente incrementato dall'uso del computer, anzi: l'apprendimento risulta più superficiale, l'efficacia dei processi di memorizzazione ridotta, senza contare  gli effetti collaterali indesiderati dell'uso improprio del computer, che giungono fino alla diffusione di pedopornografia e violenza.

In età prescolare, l' uso di console e attrezzature multimediali, al posto dei tradizionali giochi manuali, limita lo sviluppo di una motricità manuale fine, indispensabile per un corretto sviluppo cerebrale.

Nella fascia d'età della scuola primaria,  studi condotti dallo stesso autore indicano che soprattutto nell'area della lettura e scrittura i risultati scolastici vengono limitati notevolmente,  in maniera proporzionale al numero di ore dedicate all'uso dei  videogiochi. E, a proposito di videogiochi , interessante un dato: risulta provato che l'utilizzo di videogiochi ad alto asso di violenza, così come la visione di film violenti, desensibilizza gli spettatori di ogni età, rendendo sempre più debole l'empatia, la capacità di provare compassione per la sofferenza altrui. Ancora più interessante l'implicazione:  i nostri valori di libertà, uguaglianza e giustizia sociale presuppongono un altruismo di fondo che  permette alla società di funzionare. La diminuzione dell'empatia mina i fondamenti della convivenza sociale. Questo, mentre  giochi violenti vengono candidati a premi come importanti prodotti culturali.

Ne abbiamo proprio bisogno?

 

A proposito di multitasking, ovvero della capacità di utilizzare contemporaneamente diversi media digitali, attività tanto cara ai nostri adolescenti: l'opinione che saper passare rapidamente da un'attività all'altra sia necessario per elaborare efficacemente le informazioni è illusorio: diversi studi ,condotti su multitaskers e non, dimostrano che chi utilizza contemporaneamente diversi media digitali  presenta maggiori difficoltà di controllo della mente  e di concentrazione .

 

E passiamo all'uso dei social network: è vero che costituiscono  risposta al bisogno dell' animale sociale uomo di mantenere ed  ampliare i contatti con il prossimo?

Non pare: la rete garantisce un anonimato che favorisce la riduzione dell'autocontrollo  e la diffusione di comportamenti sociali inadeguati, soprattutto fra bambini e adolescenti, che non hanno ancora imparato a sviluppare le proprie competenze sociali attraverso i canali tradizionali. I giovani sanno sempre meno come comportarsi, cosa possono permettersi ; possono calunniare, diffamare, essere aggressivi, per poi cadere preda di solitudine e depressione. Fattori  questi, che, con la mancanza di autoregolazione , favoriscono la riduzione del cervello sociale e l'insorgenza di patologie come il sovrappeso e lo sviluppo della demenza.

 

La mole di dati scientifici contro l'uso indiscriminato dei media digitali è ormai enorme, ma nessuno fa niente; l'amara lettura che ne dà il prof. Spitzer è che il mondo scientifico e quello politico mondiale subiscono le forti pressioni delle lobbies dell'industria dei media digitali. Le voci che si levano fuori dal coro degli estimatori della cultura digitale vengono sommerse da critiche non altrettanto ben documentate, ma molto potenti  che, come nel caso della lotta al tabacco o al surriscaldamento globale, ingenerano confusione e incertezza fra  i consumatori.

Sta a noi ricercare, approfondire (non su Internet, per favore...), informarci: ne va della salute nostra, dei nostri figli,  del futuro della società che insieme saremo capaci di costruire.