E' ancora possibile educare

INCONTRI PER GENITORI DELL’ ASSOCIAZIONE FAMIGLIE IN RETE 2013-2014

 RELAZIONE  DELL'INCONTRO

“EDUCARE :

E' ANCORA POSSIBILE?”

dott. Alberto D’Auria

 

 

 

 

Educare un figlio al giorno d'oggi sembra essere diventato un compito molto difficile: il contesto in cui viviamo, i nuovi modelli educativi sembrano in conflitto con il rassicurante modello tradizionale in cui siamo cresciuti; più che un compito oggi educare è una SFIDA! Non per niente , infatti si sente sempre più spesso parlare di  "emergenza educativa", più che di "compito educativo"...

E la sfida nasce dai tanti problemi che i genitori di oggi  si trovano ad affrontare, eccone alcuni:

  • Il ruolo del genitore è  sempre più precario: è difficile vincere la propria battaglia, come educatori,  quando di fronte hai dei moloch  come  Internet e Facebook, a cui si è disposti a sacrificare la capacità di instaurare relazioni vere, fisiche, fatte di emozioni tangibili, e non virtuali.
  • La famiglia ha aspetti sempre più complessi e le relazioni al suo interno sono diventate più imprevedibili, tanto da aver provocato la nascita di nuove figure professionali di riferimento: avvocati matrimonialisti, assistenti sociali, mediatori familiari...
  • Le famiglie nucleari di oggi sono sempre più isolate nel loro compito: ormai debolissimi, i vecchi modelli educativi cadono sotto i colpi di un'etica autoreferenziale, secondo cui ogni famiglia detta le proprie regole e spesso ciò espone i ragazzi ad esperienze eccessivamente precoci, dannose per la loro crescita psicologica.

Il paradigma di vita, nella nostra era, è " la felicità ad ogni costo". Come Pietro Poli Charmet afferma nell' "Età dell'oro", la nostra è un'era narcisistica in cui il genitore piega la propria azione educativa a questo imperativo: ci si affanna alla ricerca della scuola migliore, degli amici migliori, delle occasioni di migliore realizzazione per il figlio, perché il successo del figlio è anche il proprio successo, si confonde spesso l'essere (capaci di relazioni profonde e  autentico ascolto del figlio) con l'avere (colmare il figlio di regali inutili, costosi  e fuorvianti per  sopire il proprio senso di frustrazione e colpa).

Se il vecchio modello di genitore era autoritario, quello attuale non è autorevole, ma semplicemente iperprotettivo. Trova sempre la soluzione giusta per il problema del figlio, per evitare che soffra, e alla lunga è causa di fragilità e deresponsabilizzazione per l'adolescente.

Dopo la stagione ormai passata dei conflitti generazionali, si apre la nuova stagione del dialogo, ma attenzione agli eccessi di ...democrazia! La confusione di ruoli indotta da nuovi modelli educativi spinge i nuovi adolescenti ad una confidenza eccessiva, che spesso provoca frustrazione nel genitore: "...io cerco di essere un genitore amico, non sono autoritario, ma perché mio figlio non mi ascolta?"

Essere genitori autorevoli vuol dire insegnare ai figli il senso e il valore delle cose: è proprio la mancanza di senso, il nichilismo individuato da Galimberti nell' "Ospite inquietante" che è alla radice dell'irrequietezza e delle nevrosi che colpiscono un numero sempre maggiore di adolescenti , portandoli alla depressione, una malattia in aumento esponenziale in questa fascia d'età. E questo perché noi adulti proponiamo opportunità, ma non il senso della speranza, con il risultato che i nostri ragazzi restano schiacciati sul presente.

L'adolescente, più di ogni altra cosa, ha bisogno di ascolto autentico; se la relazione è vera, nostro figlio sarà  anche capace di accettare la punizione, quando ha trasgredito ad una regola, purché la qualità della relazione sia mantenuta alta dal genitore: "Non passo sopra al fatto che  tu hai trasgredito alle mie richieste, ti punisco, ma ti voglio bene lo stesso e ci sono sempre per te"....ti metto in punizione ma non ti tolgo il mio abbraccio, il mio saluto di buonanotte... Potrà anche essere arrabbiato, nostro figlio,  e noi sapremo essere tanto solidi da accettare che lui provi questa emozione, non lo obbligheremo a reprimerla, ma lo guideremo ad incanalarla per capire la ragione del proprio sbaglio ed aiutarlo a non commetterlo di nuovo.

Essere un genitore efficace vuol dire  riconoscere che ognuno di noi porta dentro di sè vari stati dell'io, il genitore , l'adulto, il bambino, tutti contemporaneamente presenti nella nostra personalità. A prescindere dalla propria età, quando si comunica (con il partner, il figlio, il genitore, il capoufficio...) lo si fa attraverso uno di tali stati : nel suo libro "Comunicare è un'Arte" (ediz. Effatà), D'Auria illustra la teoria dell'Analisi Transazionale di Eric Berne, (su cui l'Associazione potrà in futuro proporre degli incontri-laboratorio di approfondimento, ndr), fondamentale per capire come una comunicazione efficace e duratura può avvenire solo se non esistono "incroci" nell'interazione tra gli stati che dialogano attraverso di noi; l'arte di comunicare consiste nell'essere consapevoli di quale stato del proprio io è coinvolto, istante dopo istante, nel dialogo, e regolarsi di conseguenza, per rendere fluida la  relazione.

 Quante incomprensioni, quanta frustrazione potremmo risparmiarci se solo fossimo consapevoli di quanto della nostra storia personale si mette in gioco, ad ogni interazione!! Perchè se il nostro  "genitore normativo" attento agli errori, alle regole, ai divieti, si mette in moto ad ogni richiesta di aiuto da parte del  figlio o del partner, che invece forse aveva bisogno del nostro "genitore affettivo", e ci porta a giudicare, piuttosto che sostenere; rimproverare, piuttosto che consolare, questo ha una storia che viene dal nostro vissuto, che è fondamentale riconoscere.

Nella misura in cui ci si conosce, si può trasmettere conoscenza: se devo aiutare mio figlio a diventare adulto, è fondamentale che io stesso conosca che tipo di adulto sono, e come sono arrivato a questo punto, attraverso quale storia personale.

Educare oggi è ancora possibile? Sì, certo, ma richiede uno sforzo in più da parte dei nuovi genitori, che adesso non possono contare più sul sostegno di sistemi educativi universalmente condivisi e devono essere consapevoli che è necessario passare dalla formazione in regime di emergenza (ho un problema educativo, vado al tale incontro o dal tale professionista per avere qualche consiglio... istruzioni per l'uso!)  alla formazione continua di una scuola per genitori.