Educare alla Responsabilità

INCONTRI PER GENITORI  DI ASSOCIAZIONE “FAMIGLIE IN RETE”  2013-2014

 RELAZIONE SINTETICA DELL'INCONTRO

“EDUCARE ALLA RESPONSABILITA'”

Prof. CARLUCCIO BONESSO

 Comunicazione genitori e figli nell'infanzia

 

La società ha da sempre il compito di trasmettere conoscenze e regole di convivenza alle generazioni successive.

Ogni uomo ha bisogni biologici primari che lo mettono in relazione con il mondo esterno attraverso il corpo, ma anche bisogni psicologici, sociali e soggettivi come il bisogno di stima e protezione.

Ma non è ancora sufficiente, l'uomo, ogni uomo, ha anche bisogni spirituali che, al di là delle scelte religiose, lo spingono a cercare un senso della vita e delle scelte, un significato e una finalità da attribuire alle esperienze.

Sono in realtà i bisogni più pressanti, infatti senza un senso, un significato e una finalità ciascuno di noi non può fare nulla perché perde valore.

Quando l'ambiente esterno e l'ambiente interno interagiscono, proviamo emozioni e passioni, e assumiamo di conseguenza degli atteggiamenti.

Ma quando tra l'io concreto  e l'esterno si inseriscono i bisogni, nascono le motivazioni  che si fanno azione.

Gli esempi possono essere infiniti: se la mela è sull'albero e io ho fame, provo un'emozione (desiderio) e agisco; la raccolgo per soddisfare il mio bisogno …

Molto spesso si considera l'educazione come un modo per plasmare i figli, affinché corrispondano alle aspettative e ai valori che i genitori considerano importanti... ma non dovrebbe essere così.

Il vero nocciolo della questione educativa consiste nella risposta a questa domanda:

VOGLIAMO CHE I NOSTRI FIGLI SIAMO MOSSI DALL'ESTERNO (MODE, CONVENIENZE) O DALL'INTERNO (MOTIVAZIONI)?

EDUCARE NON E' CONDURRE E NON E' INDURRE …

Per CONDURRE  intendiamo l'atteggiamento, molto diffuso, di guidare dall'esterno, quella tentazione continua che abbiamo come genitori di sostituirci ai figli per assicurarci che svolgano le loro mansioni....

(dalla sveglia alla colazione, dall'assistenza allo studio, all'eliminare dal loro cammino le difficoltà...) I genitori “conduttori” tirano i figli, si sostituiscono, suppliscono e diventano aggressivi quando il figlio dimostra scarsa autonomia...

Sono presenze ossessive che tolgono il fiato e non permettono di sperimentarsi e di crescere. Che cosa ci fa paura di un eventuale fallimento?

Nel bambino questo atteggiamento genera confusione di ruoli (Chi è lo studente? Chi deve fare cosa? Mamma è papà sono tenuti a fare il mio lavoro?) ma anche senso di colpa per la consapevolezza di non essere autonomo, di dipendere in tutto, di non avere competenze... e quindi abbassa l'autostima.

Tutto ciò ha a che fare con l'accudimento ma non stimola il  senso di responsabilità.

Per INDURRE intendiamo l'atteggiamento frequente di pretendere prestazioni (scolastiche, sportive, di comportamento) che rispondano alle aspettative dei genitori. Tutto ciò porta alla nevrosi, per l'impossibilità di mantenere sempre quel livello ed inoltre porta a stimolare la competizione che avvelena anche il senso profondo dell'apprendere, perchè alla serenità che favorisce l'apprendimento si sostituiscono emozioni negative come la rabbia, la frustrazione, il senso di colpa, la tristezza.

Non dimentichiamo che l'apprendimento migliora se inserito in una rete di emozioni e relazioni positive.

Non sottovalutiamo che questi atteggiamenti, divenuti stile di vita, sono terreno fertile per le dipendenze (dagli ansiolitici, agli psicofarmaci, alla droga … abituale sostegno di tanti professionisti in carriera)

E' necessario cercare di dare un nome alle nostre aspettative di genitori: cosa vogliamo per i nostri figli? Che abbiamo successo? Che ci rendano orgogliosi? Che riescano dove noi abbiamo fallito? O che siano felici?

Ricordiamo che successo non è sinonimo di felicità, che molti uomini di successo sono in realtà depressi … Non sono frasi fatte, ma c'è una motivazione profonda: molto spesso il successo è ottenuto a scapito della cura dei bisogni spirituali.

Questa riflessione dovremmo farla anche come educatori e insegnanti; qual è lo scopo della scuola dell'obbligo?  Il programma? La pagella d'oro? O l'educazione?

Già... la scuola serve a insegnare o a educare?

Per portare uno studente alla laurea lo stato spende centinaia di migliaia di euro, ma quanto spendiamo per preparare gli educatori,  genitori, insegnanti, allenatori...?

EDUCARE SIGNIFICA TIRARE FUORI DA DENTRO, TROVARE LA MOTIVAZIONE PER …

Il bambino ha bisogno di CAPIRE CHE FARE IL PROPRIO DOVERE E' FUNZIONALE AI PROPRI BISOGNI.

Educare alla responsabilità significa trovare la motivazione per fare; compito degli educatori è sollecitare le motivazioni che portano a fare scelte positive.

E' una spirale positiva che, dalle scelte positive porta all'aumento dell'autostima, che a sua volta stimola il piacere di fare scelte positive, fino al riconoscimento del valore di queste scelte che ha come risultato la crescita personale  ecc...

Certamente il compito dell'educatore è faticoso e impegnativo, ma NON SI FA IL GENITORE PER  FORZA,  è una scelta che  SI PUÒ FARE SOLO PER AMORE. La nascita di un figlio non fa di noi automaticamente dei genitori, dobbiamo scegliere, consapevolmente, di assumerci questo compito e dobbiamo impegnarci con costanza a farlo al meglio delle nostre capacità, disposti ad imparare sempre, anche dai nostri figli, anche dai nostri errori.

OBIETTIVO DELL'EDUCAZIONE E' L'AUTONOMIA dei figli e stimolare la motivazione perchè essi possano superarci, e  andare avanti.

È indispensabile che essi IMPARINO A SCEGLIERE, ma per scegliere deve esserci sempre un'alternativa, che va sempre rispettata. L'unica scelta sbagliata a priori è il NON SCEGLIERE e lasciare che siano gli altri a scegliere per lui, perchè porta all'alienazione (devi, fai, sbrigati... senza motivazione tolgono la responsabilità!).

SCEGLIERE

Parole d' ordine sono SCEGLI, DECIDI... considerando pro e contro tra le alternative,

PERMETTENDO DI SBAGLIARE, ma costringendo anche ad assumersi le responsabilità delle scelte, giuste o sbagliate che siano.

È un ALLENAMENTO ALLA LIBERTÀ, obiettivo ultimo dell'educazione.

NON LA LIBERTÀ DI FARE CIÒ CHE SI VUOLE,  ma di SCEGLIERE E ASSUMERSI LE RESPONSABILITÀ  e di conseguenza imparare dall'esperienza.

La libertà si impara esercitandola, gradualmente secondo l'età.

È importante che come educatori mettiamo in atto una modalità assertiva, che, dopo l'ascolto attivo sappia comprendere lo stato d'animo (Ho capito che vuoi giocare, so che ti senti triste per...) ma poi sappia stimolare le domande.

Considerare le alternative significa stimolare LE DOMANDE GIUSTE che permettano di analizzare le diverse possibilità: “ Cosa vuoi davvero? Perchè? Quali sono i tuoi obiettivi?”

(es: Non ho voglia di fare i compiti, voglio andare a giocare... Cosa succede se arrivi a sera con i compiti da fare e sei stanco, e se vai a scuola senza compiti, e se domani ti interrogano e non sei pronto?)

Valutate le possibilità è necessario permettere di scegliere, ma poi è necessario avere la forza d'animo di TENERE A BADA LE ASPETTATIVE DELL'ADULTO, e non evitare al figlio  le conseguenze. I SUOI FALLIMENTI NON SONO I MIEI FALLIMENTI! 

Di fronte ai fallimenti la reazione del genitore non deve essere “di pancia” ma da adulto che sa guidare alla riflessione sulle motivazioni del fallimento (quali risultati hai ottenuto? Stavi bene dopo?) perchè possa essere educativo!

È necessario accettare l'errore per PORTARE A MODIFICARE LE STRATEGIE (e sperare in una scelta positiva in futuro!)

Le scelte negative vanno sottolineate per le conseguenze negative NON DEVONO TRASFORMARSI IN GIUDIZI NEGATIVI SULLA PERSONA (“hai commesso un errore”, non “SEI cattivo o  stupido!”)

Altrettanto importante è riflettere quando il risultato della scelta è positivo perchè i risultati positivi rinforzano sulle buone pratiche e danno autostima, vanno quindi valorizzati.

NON È IL SUCCESSO CHE GENERA LA FELICITÀ MA COME OTTENGO IL RISULTATO

Allora diventa importante e divertente  anche l'APPRENDERE .

È certamente importante anche PRETENDERE IL RISPETTO DELLE SCELTE, e spingere ad AGIRE SULLA BASE DELLE DECISIONI PRESE, ma anche VERIFICARE SEMPRE LE CONSEGUENZE.

Come educatori dobbiamo pretendere la coerenza, non la perfezione ricordando che

LA LIBERTÀ E LA RESPONSABILITÀ FANNO DI UN BAMBINO UN ADULTO.